CORPUS DOMINI, FESTA DI UN CORPO…ETERNO

Così scriveva Giovanni Paolo II nella Lettera Enciclica Ecclesia de Eucharistia:

“ Ho potuto celebrare la Santa Messa in cappelle poste sui sentieri di montagna , sulle sponde dei laghi , sulle rive del mare; l’ ho celebrata su altari costruiti negli stadi , nelle piazze delle città…Questo scenario così variegato delle mie celebrazioni eucaristiche, me ne fa sperimentare fortemente il carattere universale e per così dire cosmico. Sì , cosmico! Perché anche quando viene celebrata sul piccolo altare di una chiesa di campagna , l’Eucarestia è sempre celebrata , in certo senso , sull’altare del mondo. Essa unisce il cielo e la terra. Comprende e pervade tutto il creato . Il Figlio di Dio si è fatto uomo , per restituire tutto il creato , in un supremo atto di lode, a Colui che lo fatto dal nulla… Davvero è questo il mysterium fidei che si realizza nell’Eucarestia: il mondo uscito dalle mani di Dio creatore torna a Lui redento da Cristo.”

Il mese di giugno, da sempre dedicato al Cuore di Gesù, commemora la solennità del Corpus Domini , quest’anno ricorre domenica 14,e la Chiesa la considera la festa del SS Corpo e Sangue di Cristo . Attorno a Cristo che si fa Cibo e Bevanda , si adunano i battezzati che in Lui trovano il motivo della loro unità , come canta uno dei prefazi della liturgia di questo giorno: “in questo grande mistero tu nutri e santifichi i tuoi fedeli , perché una sola fede illumini e una sola carità riunisca l’umanità diffusa su tutta la terra”.

L’origine della festa, fu introdotta a Liegi nel 1246 a seguito delle rivelazioni di una monaca agostiniana , la beata Giuliana di Mont-Camillon , che raccontò di aver visto il disco lunare luminosissimo oscurato in parte, e di aver udito il Signore dirle che nella Chiesa mancava una festa in onore del SS Sacramento. Il papa Urbano IV poi con la bolla Transiturus, estese la festa a tutta la Chiesa, colpito anche dal famoso miracolo eucaristico di Bolsena. Questa solennità allora ,nata dalla pietà medievale come omaggio devozionale al sacramento dell’altare , e in particolare del Corpo di Cristo , con la riforma liturgica del Concilio Vaticano II ha mutato il titolo della festa . Oggi si parla non più solo del Corpo , ma anche del Sangue di Cristo , per dare una visione più completa del mistero eucaristico e offrire l’occasione per far interrogare l’umanità sul valore e la portata di un simile segno nella sua vita .

Infatti sul piano personale , ogni uomo fa l’esperienza umana dei “diversi piani della realtà” .Delle “realtà visibili “che ci procurano gioia e tranquillità e sicurezza , ma anche “delle realtà non visibili “che ugualmente però ci riempiono di gioia l’intimo e rassicurano l’anima , in quanto indicano che non esistono per noi solo le realtà tangibili .

Ecco perché, dopo l’Ascensione che sottrae la presenza di Gesù alla sensibile esperienza degli uomini, questa presenza di Cristo cambia segno, ma non realtà. Egli resta con noi e si dona continuamente , ma in una realtà diversa, sotto il segno del pane spezzato e del vino , dove si offre a noi come Cibo e Bevanda di salvezza . E noi camminiamo, popolo di Dio, lungo la storia accompagnati dal Signore che si è fatto , non più Manna come nell’ Esodo, ma Pane del Cielo, come scrive Giovanni nel suo Vangelo:” Questo è il pane vivo disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno”.
Fonte: http://www.positanonews.it

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